Io scrivo, ma poi?

Dicembre 21, 2007 at 8:05 pm (esordienti)

Quante volte ci siamo ritrovati a scrivere con passione e dedizione un romanzo sognando il giorno in cui sarebbe stato pubblicato? Ahimè, però, spesso questo bellissimo sogno viene infranto dalla realtà che ci circonda. Quale realtà? Sono sicura che questa domanda nessuno di voi se la sta ponendo dato che sappiamo bene tutti di che realtà si tratta: SIAMO ESORDIENTI. Con questa parola meravigliosa, che indica “l’esordio” appunto, l’inizio solenne della nostra attività di scrittori, molti (purtroppo) vedono un aspetto negativo. L’esordiente, per molti, è qualcosa da relegare in un angolo, qualcuno a cui legare le mani e i piedi e buttarlo il più lontano possibile. Perché molti preferiscono continuare a occuparsi di chi ha già un nome, di chi usa questo nome per lanciare copertine che poi, alla fine, contengono sì parole, ma non legate fra di loro. E l’esordiente che nella sua opera ci ha infuso l’anima che ha si vede sempre messo in ombra. Eppure quante volte mi è già capitato di leggere opere di altri esordienti come me che ho reputato e apprezzato molto più di opere famose in tutto il mondo… e quanta immondizia c’è negli scaffali delle librerie… mi chiedo: “Ma non gli basta la polvere e la sporcizia che vi si depositano già di per sé che devono tenerci altra roba di cui l’uso che se ne può fare è quello di infilarla in un secchio?”. Ma la verità, carissimi amici miei, non è solo quello che c’è nelle librerie. Loro comprano quello che i distributori gli propongono. E quindi il danno viene dalla distribuzione? Anche, ma non solo. Gli editori dove li mettiamo? Ve ne sono di diverse tipologie ma non è in questa sezione che ve ne parleremo. Qui li assembliamo tutti insieme: Editori. Aziende o singoli, che scelgono di pubblicare tutto fuorché roba buona. (E’ ovvio che non è giusto generalizzare perché di editori veramente buoni ce ne sono ma qui racchiudo tutti gli altri). E ancora vi chiedo: il danno deriva allora dagli editori? In parte! Ma allora, mi chiederete: di chi è la colpa? Potrei rispondervi dei lettori. Sono i lettori che determinano cosa è meglio acquistare cosa no. Ma anche in queso caso, caro esordiente, ti dico che non è colpa dei lettori, se non in parte. Dunque riassumiamo: una parte della colpa ce l’hanno i librai, i distributori, una parte ce l’hanno gli editori, una parte ancora appartiene ai lettori. Ma c’è una buona dose di colpa che appartiene a qualcun’altro. Volete sapere a chi? A NOI CHE SIAMO ESORDIENTI. Come perché? Perché siamo i primi a sottovalutarci, siamo i primi a vedere un significato negativo in un termine positivo. Perché siamo i primi a non aver fiducia in noi stessi e nella nostra opera. Perché siamo i primi ad arrenderci e gli ultimi a combattere. Cosa pretendiamo? Che i librai, gli editori, i distributori e i lettori, siano loro ad incoraggiarci? Che siano loro a dirci quanto valiamo? Che vale la pena lottare?

Se non siamo noi, per primi, a muovere i primi passi, con convinzione, con dedizione, con spirito di sacrificio e coraggio, mettendo una volta per tutte da parte i servilismi e le dipendenze dal resto, dalla cerchia che “decide”, allora meglio lasciare i nostri libri nel cassetto. Ma se crediamo in noi e in ciò che scriviamo vale la pena di provare, tentare, combattere ed infine, ne sono certo, vincere.

4 Commenti

  1. asakusa ha detto,

    Il discorso sulle colpe è davvero complesso, la situazione dell’editoria se uno cerca di muvervi i primi passi è davvero confusa e maledettamente frustrante, c’è il concreto pericolo di: o abbandonare l’idea di pubblicare (smettere di scrivere è difficile per chi sente essere parte di lui) oppure di perdere la bussola, di smarrire noi stessi. Per spiegare quest’ultimo concetto mi riferisco alla mia personale esperienza. In un primo momento scrivevo cercando uno stile se non lirico quantomeno curato, e intessevo trame con una particolare struttura in cui ciò che avveniva più o meno scopertamente alludeva, rimandava, rifrangeva echi e suggestioni da Eliot e Pound e Joyce e atrtaverso loro Dante. Certo, il mio stile all’epoca si trovava in uno stato embrionale, ma quella era la strada che avevo scelto. Ho ricevuto qualche attestato di stima per lo stile “maturo” e la sensibilità, ma soprattutto tanta indifferenza (è questa che mortifica, il fatto che nessuno dalle case editrici ti risponda, meglio un “non rompere più!” che il silenzio). Perciò per pubblicare ho cambiato il mio stile assecondando il mercato, creando storie tipo quelle che vendevano, e alla fine non mi sono più riconosciuto. Ho mandato tutto al diavolo e adesso, faticosamente, cerco di ricominciare.

  2. avalost ha detto,

    E ricomincia asakusa, perché scrivere fa parte di noi scrittori, sia che pubblichiamo sia che non pubblichiamo. Ricomincia perché una nuova era è sorta per noi e sarà il tramonto di coloro che a nulla servono o sono serviti

  3. roxanne86 ha detto,

    Che bello avere anche un blog… allarghiamo il giro di affari!!!
    Asakusa, hai fatto benissimo a mandare tutto al diavolo. Non bisogna mai vendersi, per nessun motivo…

  4. Tosca Pagliari ha detto,

    Rettifico l’indirizzo del blog digitato in maniera errata invertendo le parole. Ecco quello giusto http://www.lefotosalvate.com/toscapagliari.

Pubblica un Commento